giovedì 28 novembre 2013
martedì 29 ottobre 2013
Impianto di selezione automatica RSU. Una proposta di SEL.
In questo video l'impianto di selezione e riciclo dei rifiuti che da mesi
propone SEL per la discarica di Taverna del Re. Consentirebbe di attenuare l'impatto sull'invaso e di guadagnare
dalla vendita di plastica, carta e da tutte le materie prime seconde che
possono rappresentare una risorsa, e che invece rischiano di finire bruciate in
un inceneritore.
Ci fa piacere che questa
proposta di SEL sia stata condivisa oggi anche dal Movimento Cinque Stelle,
come avvenuto a suo tempo sull'iniziativa SEL del reddito di cittadinanza.
Meglio tardi che mai.
martedì 16 luglio 2013
La vertenza contro le scelte antireferendarie del comune di Caserta arriva in Parlamento
Su richiesta del Comitato Acqua bene comune di Caserta,
il 17 giugno, il gruppo parlamentare del
Partito di Sinistra ecologia e libertà alla Camera dei Deputati, ha sottoposto
al Ministro dell’Ambiente, al Ministro delle Infrastrutture e a quello degli
Affari Regionali, una Interrogazione Parlamentare a risposta
scritta tesa ad avere tutti i chiarimenti necessari concernenti il corso più che discutibile e
antireferendario intrapreso dall’amministrazione casertana in tema di gestione dei servizi idrici, tanto
più preoccupante considerata l’area ad alta presenza di capitali illegali e
dove privatizzare rischia di significare, in concreto, la consegna ad ambigui
speculatori per molti anni della gestione di risorse essenziali.
L’Interrogazione Parlamentare, della quale si allega fotocopia, è stata
presentata dall’onorevole Arturo Scotto.
Il coinvolgimento diretto del Parlamento,
attraverso i suoi rappresentanti più coscienti, rappresenta solo un aspetto
delle iniziative politiche organizzate nella provincia di Caserta per merito dell’autodeterminazione popolare e
dei comitati che si autocostituiscono per organizzare la lotta contro il culto
ingiustificato del “privato è bello” in materia di governo dell’acqua. Il
peggioramento della vita dei cittadini si è venuto ad accentuare con le
sconsiderate scelte politiche privatistiche intraprese negli ultimi anni dai
partiti politici di destra, ma anche di centro sinistra, frutto di una
concezione neo-liberista dell’amministrazione pubblica. La privatizzazione
dell’acqua e le relative conseguenze per i cittadini, come nell’Ato3
sarnese-vesuviano della Campania, sono
un esempio lampante di queste conseguenze.
L’ Acqua è un bene pubblico, un diritto
naturale ed inalienabile dell’essere umano, quindi non può essere fatto oggetto di
speculazione e profitto. E’ inaccettabile che l’acqua diventi, come diceva Massimo
Troisi, “una cosa con cui invece di bere qualcuno ci mangia”.
Comitato acqua bene comune Caserta
mercoledì 3 luglio 2013
Vergognosa chiusura della Metropolitana di Aversa.
Così
Sinistra Ecologia e Libertà che attraverso l’esponente cittadino Aversano nonché
componente dell’Assemblea nazionale Gabriele Vedova definisce tardivo e
propagandistico l’intervento del sindaco di Aversa Sagliocco.
Rincara
la dose la federazione provinciale che attraverso il coordinatore Pietro Di
Sarno parla di reazione non pervenuta da parte di Zinzi al perpetuarsi degli
sfregi alla provincia di Caserta da parte della Regione Campania.
Zinzi
e Sagliocco fanno finta di non sapere che chi li sostiene è esattamente la stessa
maggioranza UDC-PDL che governa la nostra regione.
Su
questa filiera istituzionale hanno condotto tutte le campagne elettorali che si
sono susseguite dopo l’elezione di Caldoro.
Il
problema è che il nostro presidente è troppo impegnato a partecipare alle
inaugurazioni di facciata e non ha tempo per dare la giusta rappresentanza
politica al nostro territorio.
E’
assurdo che si possa arrivare ad annullare completamente un servizio primario.
E’ assurdo lasciare migliaia di cittadini in attesa su un marciapiede senza uno
straccio di informazione, senza prevedere navette straordinarie per raggiungere
il posto di lavoro.
Nell’era
del 2.0 e della città metropolitana l’agro aversano si allontana da Napoli fino
a renderla irraggiungibile per chi non ha la patente anche in virtù dei noti
problemi di FS e bus.
Sul
punto Sinistra Ecologia e Libertà ha già preparato una interrogazione
parlamentare volta a comprendere come il governo intenda offrire soccorso alla
Regione Campania per ripianare il debito dell’EAV affossata dalla fusione con
Circumvesuviana, Sepsa e Metrò Campania Nordest presentata da Caldoro come la
soluzione a tutti i mali del trasporto campano.
Comprendiamo
bene che questo problema non è sentito da coloro che sono abituati a
raggiungere il capoluogo con auto istituzionali con autista compreso.
Comprendiamo
bene che i problemi veri dei cittadini più in difficoltà si affrontano solo
quando consentono di recuperare un po’ di voti e fare la campagna elettorale.
Benissimo
la reazione dei sindaci dell’agro aversano sulla questione Indesit che crediamo
vada replicata anche sul problema metropolitana.
Tanti
sindaci insieme hanno molto più forza di un singolo partito, purtroppo ancora
troppo piccolo, per restituire ai cittadini quei diritti che dalle nostre parti
latitano da troppo tempo.
Nei prossimi giorni
organizzeremo inoltre, una class action per tutti quei cittadini che oltre al
danno hanno subito anche la beffa di aver pagato un abbonamento per un servizio
di cui non possono usufruire.
giovedì 13 giugno 2013
Un fulmine a ciel sereno sui Comuni e i cittadini, l’ennesimo.
Ennesima tegola sui cittadini della
provincia di Caserta: la Gisec spa
(società che gestisce gli impianti per lo smaltimento dei rifiuti per conto
della Provincia di Caserta) fa sapere a tutti i Comuni della Provincia di
Caserta che il costo del conferimento della frazione differenziata dei rifiuti
per il 2013 sarà maggiorata di ben 35
euro a tonnellata. Il provvedimento è stato approvato il 29/05/2013
dall’assemblea della società, e non fa distinzione tra Comuni che attuano la
raccolta differenziata e quelli che non lo fanno. Tutti si vedranno aumentare
la bolletta.
E se
è possibile ancora più assurde appaiono le motivazioni a corredo del
provvedimento. L’aumento, infatti scaturirebbe dall’acquisto da parte della
Regione Campania dell’ inceneritore di Acerra, costruito dalla FIBE (Impregilo)
con gli incentivi del Cip6 (cioè il 7% delle bollette dell’energia elettrica
che dovrebbe servire a incentivare le fonti
rinnovabili) e acquistato dall’ Ente Regionale Campano al costo di 355
milioni di euro. I Campani insomma, avrebbero pagato per ben tre volte lo
stesso impianto.
Ma gli inceneritori non dovevano portare
beneficio anche economico ai
cittadini? E’ possibile che a dover
pagare gestioni scellerate siano i Comuni che saranno costretti a tassare
inevitabilmente ed in modo ulteriore i cittadini per non vedere bloccato il
servizio?
Oltretutto tale decisione cade in un
momento storico di forte crisi, oltremodo aggravato dall’introduzione da parte
del Governo Monti della Tares, che ha già costretto le Amministrazioni Comunali
a prevedere per il 2013 un aumento di 30 cent/mq sul servizio . I due aumenti
sommati produrranno una bolletta per il servizio rifiuti incredibilmente alta e
sicuramente insostenibile dalla maggioranza delle famiglie.
E c’e un terzo fattore da tenere in
considerazione: i Comuni che non hanno raggiunto gli obiettivi di raccolta
differenziata (65% per il 2012) vedranno aumentare ulteriormente i costi dello
smaltimento del secco indifferenziato. Considerato che le Amministrazioni
locali per circa due anni si sono trovate tra due fuochi: da una parte un Cub
inefficiente che producendo continui disservizi ha pregiudicato le percentuali
di raccolta differenziata e dall’altro la Regione che imponeva di continuare a
gestire i rifiuti attraverso il carrozzone.
Ci attiveremo con ogni mezzo a nostra
disposizione all’interno delle istituzioni per capire da dove realmente arriva
tale decisione e per confrontarci al più presto con la Gisec e le Istituzioni
competenti.
Abbiamo già raccolto sul tema la
convergenza del PSI ed in particolare del consigliere regionale Oliviero ed
insieme promuoveremo una iniziativa pubblica, estendo l’invito a tutti gli
amministratori locali, per combattere uniti contro l’ennesima ingiustizia ai
danni dei cittadini di Terra di lavoro.
E’ tempo che nella nostra Provincia si
inverta totalmente la concezione dello smaltimento dei rifiuti e che questo
ciclo si adegui sempre più all’idea lanciata dalla proposta di legge Rifiuti
Zero per rendere tale servizio compatibile con le risorse del pianeta e per
ridurre drasticamente la percentuale dei rifiuti non riciclabile. “
Coordinamento Provinciale Amministratori
Sinistra Ecologia e Libertà
giovedì 6 giugno 2013
Interrogazione parlamentare sul rispetto della parità di genere
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/00639
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 17
Seduta di annuncio: 25 del 29/05/2013
Seduta di annuncio: 25 del 29/05/2013
Firmatari
Primo firmatario: SCOTTO ARTURO
Gruppo: SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA'
Data firma: 29/05/2013
Gruppo: SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA'
Data firma: 29/05/2013
Destinatari
Ministero destinatario:
·
MINISTERO DELL'INTERNO
·
MINISTERO PER LE PARI OPPORTUNITA', LO SPORT E LE POLITICHE GIOVANILI
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL'INTERNO delegato in data 29/05/2013
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera
Interrogazione a risposta scritta 4-00639
Interrogazione a risposta scritta 4-00639
presentato da
SCOTTO Arturo
testo di
Mercoledì 29 maggio
2013, seduta n. 25
SCOTTO. — Al Ministro dell'interno, al Ministro per le pari opportunità, lo
sport e le politiche giovanili. — Per sapere – premesso che:
Falciano del Massico è un piccolo centro (inferiore ai 5.000 abitanti) della provincia di Caserta, dove lo scorso anno si sono tenute le elezioni amministrative;
la lista vincente, di centro-destra, è risultata essere «Il Gabbiano», che sosteneva il dottor Giosuè Santoro per la carica di sindaco e che vedeva al suo interno solo candidature maschili al consiglio comunale;
la giunta varata dal sindaco Santoro risultava anch'essa composta da soli uomini;
un gruppo di donne di Falciano, unitamente alla coordinatrice regionale delle donne del PD, presentava quindi ricorso al Tar Campania contro il sindaco di Falciano del Massico, per violazione degli articoli 3, 4 e 51 della Costituzione, violazione e falsa applicazione dell'articolo 6 del Testo Unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000 e violazione e falsa applicazione dell'articolo 1 del codice per le pari opportunità tra uomo e donna di cui al decreto legislativo n. 198 del 2006;
il sindaco, ventiquattro ore prima della discussione in camera di consiglio del ricorso proposto contro i provvedimenti sindacali di nomina degli assessori, revocava la giunta comunale, presentandosi così all'udienza del Tar fissata il 26 settembre 2012 con le dimissioni della giunta, e portando così il tribunale a pronunciarsi conseguentemente con una sentenza di rito e di improcedibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse, ed evitando in tal modo una decisione nel merito;
l'8 ottobre 2012, a seguito di una procedura di consultazione pubblica, il sindaco Santoro procedeva a rinominare gli assessori della precedente giunta;
la senatrice Annamaria Carloni a seguito di tali eventi produceva un'interrogazione ai Ministri per le pari opportunità e dell'interno (legislatura XVI atto di sindacato ispettivo n. 4-08828 pubblicato il 5 dicembre 2012 nella seduta n. 850) a cui non è pervenuta risposta;
lo stesso gruppo di cittadine di Falciano hanno portato avanti la loro battaglia inoltrando un ricorso straordinario al Capo dello Stato per ottenere l'annullamento del decreto sindacale dell'8 ottobre 2012;
il comune, avvalendosi delle facoltà previste dalla normativa vigente, ha chiesto di procedere nel giudizio presso il Tar Campania, dove a breve sarà fissata l'udienza;
in data 25 maggio 2013 le ricorrenti inviavano lettera al Dipartimento per le pari opportunità, chiedendo che si intervenga prontamente sui fatti narrati;
l'atteggiamento e le scelte del sindaco Santoro, prima nella formazione della lista che lo ha sostenuto alle elezioni amministrative e poi nella nomina della giunta comunale, appaiono all'interrogante in palese violazione delle normative vigenti riguardo alle pari opportunità tra uomo e donna;
il sindaco Santoro si è chiaramente sottratto al giudizio del Tar Campania revocando la giunta poche ore prima dell'udienza in camera di consiglio e rinominandola poi al completo, poche settimane dopo, con gli stessi assessori;
il sindaco, prima di rinominare gli stessi uomini che avevano composto la giunta appena dimessasi, avviava una consultazione pubblica al termine della quale con una delibera affermava che «a Falciano del Massico non ci sono donne che possono ricoprire la carica assessorile» –:
quali iniziative di competenza, anche normative, si intendano adottare affinché sia assicurato il rispetto della parità di genere nella gestione della res publica nei comuni al fine di evitare che si verifichino casi come quello di Falciano del Massico. (4-00639)
Falciano del Massico è un piccolo centro (inferiore ai 5.000 abitanti) della provincia di Caserta, dove lo scorso anno si sono tenute le elezioni amministrative;
la lista vincente, di centro-destra, è risultata essere «Il Gabbiano», che sosteneva il dottor Giosuè Santoro per la carica di sindaco e che vedeva al suo interno solo candidature maschili al consiglio comunale;
la giunta varata dal sindaco Santoro risultava anch'essa composta da soli uomini;
un gruppo di donne di Falciano, unitamente alla coordinatrice regionale delle donne del PD, presentava quindi ricorso al Tar Campania contro il sindaco di Falciano del Massico, per violazione degli articoli 3, 4 e 51 della Costituzione, violazione e falsa applicazione dell'articolo 6 del Testo Unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000 e violazione e falsa applicazione dell'articolo 1 del codice per le pari opportunità tra uomo e donna di cui al decreto legislativo n. 198 del 2006;
il sindaco, ventiquattro ore prima della discussione in camera di consiglio del ricorso proposto contro i provvedimenti sindacali di nomina degli assessori, revocava la giunta comunale, presentandosi così all'udienza del Tar fissata il 26 settembre 2012 con le dimissioni della giunta, e portando così il tribunale a pronunciarsi conseguentemente con una sentenza di rito e di improcedibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse, ed evitando in tal modo una decisione nel merito;
l'8 ottobre 2012, a seguito di una procedura di consultazione pubblica, il sindaco Santoro procedeva a rinominare gli assessori della precedente giunta;
la senatrice Annamaria Carloni a seguito di tali eventi produceva un'interrogazione ai Ministri per le pari opportunità e dell'interno (legislatura XVI atto di sindacato ispettivo n. 4-08828 pubblicato il 5 dicembre 2012 nella seduta n. 850) a cui non è pervenuta risposta;
lo stesso gruppo di cittadine di Falciano hanno portato avanti la loro battaglia inoltrando un ricorso straordinario al Capo dello Stato per ottenere l'annullamento del decreto sindacale dell'8 ottobre 2012;
il comune, avvalendosi delle facoltà previste dalla normativa vigente, ha chiesto di procedere nel giudizio presso il Tar Campania, dove a breve sarà fissata l'udienza;
in data 25 maggio 2013 le ricorrenti inviavano lettera al Dipartimento per le pari opportunità, chiedendo che si intervenga prontamente sui fatti narrati;
l'atteggiamento e le scelte del sindaco Santoro, prima nella formazione della lista che lo ha sostenuto alle elezioni amministrative e poi nella nomina della giunta comunale, appaiono all'interrogante in palese violazione delle normative vigenti riguardo alle pari opportunità tra uomo e donna;
il sindaco Santoro si è chiaramente sottratto al giudizio del Tar Campania revocando la giunta poche ore prima dell'udienza in camera di consiglio e rinominandola poi al completo, poche settimane dopo, con gli stessi assessori;
il sindaco, prima di rinominare gli stessi uomini che avevano composto la giunta appena dimessasi, avviava una consultazione pubblica al termine della quale con una delibera affermava che «a Falciano del Massico non ci sono donne che possono ricoprire la carica assessorile» –:
quali iniziative di competenza, anche normative, si intendano adottare affinché sia assicurato il rispetto della parità di genere nella gestione della res publica nei comuni al fine di evitare che si verifichino casi come quello di Falciano del Massico. (4-00639)
mercoledì 10 aprile 2013
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